Mollare tutto e partire: guida pratica per cambiare vita

Quante volte hai pensato di mollare tutto e partire? Lasciare il lavoro, chiudere casa, dire addio alla routine e partire per esplorare il mondo. Io l’ho pensato per anni, poi nel 2009 l’ho fatto per la prima volta, e da allora non ho più smesso di viaggiare.

Mollare tutto suona romantico, ma nella pratica è una decisione da preparare bene: servono risparmi, un piano per il lavoro, un po’ di burocrazia da sistemare e il coraggio di affrontare il giudizio di chi ti sta intorno. In questa guida ti racconto la mia esperienza e tutto quello che devi sapere per cambiare vita senza fare un salto nel vuoto: quanto ti serve, cosa fare con il lavoro, la casa e la residenza, come provare prima di decidere e cosa succede se un giorno vuoi tornare sui tuoi passi.

In sintesi: come mollare tutto e partire

Prima di mollare tutto calcola quanti mesi puoi mantenerti con i tuoi risparmi e tieni da parte i risparmi per il ritorno. Valuta l’aspettativa o lo smart working prima di licenziarti e fai una prova con un viaggio lungo. Prima di partire sistema la burocrazia: AIRE se ti trasferisci per più di 12 mesi, assicurazione sanitaria, casa, auto e documenti.

Mollare tutto e partire: la mia storia

Nel 2009 ho deciso di licenziarmi per la prima volta da un posto di lavoro fisso. Non sapevo ancora che quella scelta avrebbe fatto scattare una specie di vortice, che mi ha spinto a chiedere sempre di più a me stesso e a mettere in discussione quello che davo per scontato.

Come mollare tutto e partire per viaggiare a tempo indeterminato

Ho vissuto due anni a Londra, poi è arrivato il mio primo vero viaggio in solitaria: due mesi tra Messico, Belize e Guatemala. Da lì in poi mi sono buttato ancora, fino a partire con un biglietto di sola andata. Una pazzia, avranno pensato in tanti. Per me era la decisione giusta, che avrei dovuto prendere già da un po’.

Viaggiando e vivendo all’estero ho sviluppato un atteggiamento diverso verso la vita: ho imparato a ragionare con la mia testa e ad ascoltare il mio istinto. Aprire un mutuo o comprare una macchina nuova può essere l’aspirazione di molti, ma non è detto che sia la tua. Io avevo altri sogni, e il più grande era trovare il mio posto nel mondo.

Mollare tutto e cambiare vita: le domande da farti prima

Mollare tutto non è una vacanza lunga e nemmeno una fuga. È una scelta che cambia lavoro, relazioni e abitudini, quindi prima di dare le dimissioni prova a rispondere con onestà a queste domande:

  • Cosa voglio lasciare, e cosa voglio trovare? Se sai solo da cosa vuoi scappare, rischi di portarti dietro gli stessi problemi;
  • Voglio viaggiare per qualche mese o trasferirmi in un altro paese?
  • Quanti mesi posso mantenermi con i soldi che ho?
  • Posso continuare a guadagnare mentre viaggio, o dovrò cercare lavoro una volta arrivato?
  • Chi lascio a casa, e come cambierà il rapporto con queste persone?
  • Cosa farò se dopo qualche mese mi accorgo che non è la vita che fa per me?

Non devi avere tutte le risposte, ma più sono chiare, più la partenza sarà serena. E se ti accorgi che quello che desideri è soprattutto una pausa, sappi che puoi cambiare vita senza mollare tutto: più avanti ti spiego come.

Quello che ti diranno (e come rispondere)

Quando annunci che vuoi partire, prima o poi arrivano le obiezioni. Alcuni sono felici della loro vita e non capiscono, altri hanno uno spirito più irrequieto e in fondo ti invidiano un po’. Queste sono le frasi che ho sentito più spesso.

“Stai semplicemente scappando”

Quando sento questa frase rispondo che è vero: voglio scappare dalla loro idea di vita per trovare la mia strada. Per molti è scontato che chi parte per un lungo periodo o lascia il proprio paese stia fuggendo da qualcosa.

Ricorda a chi te lo dice che quello che fa nella sua vita può renderlo felice, ma tu hai obiettivi diversi, e in questo momento viaggiare può essere quello che ti fa felice. Partire per cercare qualcosa non è la stessa cosa che scappare.

“Beato te, vorrei farlo anch’io”

La mia risposta è sempre la stessa: perché non lo fai? Se ci sono riuscito io, puoi farlo anche tu. Chi ti dice una cosa del genere spesso non ha come obiettivo quello di partire, perché vede il viaggio come una vacanza, un lusso da concedersi pochi giorni all’anno.

Nella vita bisogna capire quali sono le priorità. Se sei convinto che viaggiare sia quello che stai cercando, esci dalla tua zona di comfort e pianifica bene la partenza: budget, alloggi, percorso.

“E il posto fisso? E la pensione?”

È l’obiezione più italiana di tutte, e non va presa alla leggera. Lasciare un contratto a tempo indeterminato significa rinunciare a stabilità, contributi regolari e tutele che non sempre ritroverai. Non c’è una risposta giusta per tutti: dipende da quanto vale per te quella sicurezza rispetto a quello che cerchi.

Quello che posso dirti è che esistono strade intermedie, come l’aspettativa o il lavoro da remoto, e che chi lavora in proprio può continuare a versare i contributi anche viaggiando. Prima di decidere, fai due conti con un consulente.

Quanti soldi servono per mollare tutto e partire?

È la domanda che mi fanno più spesso, e la risposta onesta è che una cifra uguale per tutti non esiste. Dipende dalla destinazione, dal tuo stile di viaggio e dal periodo: dieci anni fa in Thailandia si viveva con pochissimo, oggi costa tutto di più. Per questo, invece di un numero, ti do un metodo per calcolare il tuo budget.

Calcola i tuoi mesi di autonomia

Parti dal costo della vita nella tua meta: alloggio, cibo, trasporti, assicurazione, telefono e un margine per gli imprevisti. Moltiplicalo per i mesi che vuoi stare via e aggiungi un tetto di risparmi per il ritorno. Il risultato sono i tuoi mesi di autonomia economica, cioè quanto puoi resistere senza guadagnare nulla.

Facciamo un esempio con numeri inventati: se hai messo da parte 12.000 €, tieni 2.400 € come fondo per il ritorno e la tua meta costa circa 1.200 € al mese, hai 8 mesi di autonomia. Trasformare la paura in un numero preciso aiuta molto: smetti di chiederti “e se finisco i soldi?” e sai esattamente quanto tempo hai.

Il fondo per il ritorno non si tocca

Qualunque sia il tuo budget, metti da parte una somma che copra il biglietto di ritorno e qualche mese di spese una volta rientrato. È il fondo per il ritorno: non lo usi mai per viaggiare, ma sapere che c’è ti fa partire molto più tranquillo.

Come mettere da parte i soldi prima di partire

Quando vivevo a Londra mi sono accorto che usavo molte meno cose rispetto a prima: vestiti, oggetti, persino l’auto. Mi sono chiesto se tutto quello che non avevo usato negli ultimi anni fosse davvero indispensabile. La risposta era no. Se decidi di partire, dovrai comunque lasciare a casa quasi tutto: perché non vendere quello che non usi su eBay, Vinted o Subito?

Nei mesi prima della partenza riduci le uscite, taglia gli abbonamenti che non ti servono e metti da parte ogni mese una cifra fissa. Saranno tutti soldi extra per finanziare la tua decisione. Se vuoi altri trucchi per spendere meno in viaggio, leggi la mia guida su come viaggiare low cost.

Si può mollare tutto senza soldi?

Partire con zero euro te lo sconsiglio: anche il viaggio più economico ha dei costi, e senza un minimo di riserva basta un imprevisto per metterti in difficoltà. Si può però partire con pochi soldi, riducendo al minimo le due spese più pesanti, alloggio e cibo.

Piattaforme come Workaway e Worldpackers ti mettono in contatto con ostelli, famiglie e progetti che offrono vitto e alloggio in cambio di qualche ora di aiuto al giorno. Esistono anche il WWOOF nelle fattorie biologiche, l’house sitting (ti prendi cura di una casa e degli animali mentre i proprietari sono via) e Couchsurfing. Quasi tutte queste piattaforme chiedono un’iscrizione a pagamento, ma il risparmio sull’alloggio la ripaga in fretta.

Il lavoro: licenziarsi, chiedere l’aspettativa o lavorare viaggiando

Il lavoro è il nodo più delicato. Prima di dare le dimissioni valuta tutte le opzioni: a volte esiste un modo per partire senza bruciare i ponti, e a volte invece licenziarsi è l’unica strada per ricominciare davvero da capo.

Dimissioni: cosa sapere prima di licenziarti

Nel settore privato le dimissioni volontarie si presentano online, sul portale del Ministero del Lavoro con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato o un sindacato. Dopo l’invio hai 7 giorni per ripensarci e revocarle. Fanno eccezione, tra gli altri, i dipendenti pubblici e il lavoro domestico.

Prima di inviarle controlla il periodo di preavviso previsto dal tuo contratto collettivo, che dipende da livello e anzianità: se non lo rispetti, il datore di lavoro può trattenerti l’indennità corrispondente. Verifica anche quello che ti spetta a fine rapporto, come TFR, ferie e permessi non goduti.

Cambiare vita senza mollare tutto: aspettativa, anno sabbatico e smart working

Molti contratti collettivi prevedono l’aspettativa non retribuita per motivi personali: per qualche mese non lavori e non vieni pagato, ma il posto resta tuo. Controlla il tuo CCNL e parlane con l’azienda, perché spesso la concessione non è automatica. È un ottimo modo per provare una vita diversa senza rischiare tutto.

Un’altra strada è chiedere di lavorare da remoto per un periodo, se il tuo lavoro lo permette. Alcune aziende concedono qualche settimana di smart working, e può essere il primo passo per capire se la vita da nomade fa per te.

Lavorare mentre viaggi

Se vuoi partire per molto tempo, la soluzione più sostenibile è continuare a guadagnare. Puoi trovare un lavoro da remoto, metterti in proprio come freelance o costruire un progetto online, come ho fatto io con questo blog. Ho raccontato pro e contro di questa vita nella mia guida ai nomadi digitali, cioè chi fa del lavoro online il proprio cavallo di battaglia.

Se hai meno di 30-35 anni, c’è anche il Working Holiday Visa: un visto che ti permette di vivere e lavorare in un altro paese, di solito per un anno, facendo i lavori più vari, dalla ristorazione all’agricoltura. È uno dei modi più semplici per mollare tutto e mantenerti mentre viaggi. Le alternative sono i lavori stagionali all’estero, nei resort e nelle località turistiche.

I paesi del Working Holiday per gli italiani

L’Italia ha accordi vacanza-lavoro con Australia, Nuova Zelanda, Canada, Giappone, Corea del Sud e Hong Kong. Limiti di età, durata e requisiti cambiano da paese a paese: trovi l’elenco aggiornato degli accordi vacanze-lavoro sul sito del Ministero del Lavoro.

Burocrazia: cosa sistemare prima di partire

La parte meno romantica del mollare tutto è anche quella che ti evita più problemi. Ecco cosa devi sistemare prima di partire, soprattutto se starai via a lungo. Per gli aspetti fiscali, che cambiano molto da caso a caso, il mio consiglio è di farti seguire da un commercialista.

AIRE e residenza

Se trasferisci la tua residenza all’estero per più di 12 mesi, devi iscriverti all’AIRE, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. L’iscrizione va fatta entro 90 giorni dal trasferimento, al consolato competente per la città in cui vivi, e serve tra l’altro per votare dall’estero e rinnovare i documenti. Trovi tutte le risposte nelle domande frequenti della Farnesina.

Se invece viaggi spostandoti di continuo, senza stabilirti in un altro paese, di solito resti residente in Italia. È un caso delicato, soprattutto per le tasse, quindi prima di partire chiarisci la tua residenza fiscale con un professionista.

Sanità e assicurazione

Finché resti residente in Italia, la Tessera Sanitaria Europea ti copre per le cure necessarie nelle strutture pubbliche dei paesi UE. Con l’iscrizione all’AIRE, invece, perdi l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e il medico di base, e quando torni in Italia per brevi periodi non hai più la copertura di prima.

Per questo, se parti per molti mesi o vai fuori dall’Europa, ti serve un’assicurazione sanitaria per lunghi periodi, che copra spese mediche, ricoveri ed eventuale rimpatrio. Molte polizze di viaggio standard hanno una durata massima: trovi le opzioni per viaggi lunghi nel mio confronto tra le migliori assicurazioni di viaggio.

Casa, auto, banca e abbonamenti

Se vivi in affitto, controlla nel contratto il preavviso per la disdetta, spesso di sei mesi, e mettilo nel calendario della partenza. Se la casa è tua, puoi affittarla mentre sei via: è un’entrata extra che può allungare di molto il tuo viaggio. Ricordati di disdire utenze, palestra e abbonamenti, e di organizzare dove arriverà la posta.

Per l’auto hai due scelte: venderla o lasciarla ferma. Se la tieni in un garage o in un’area privata, molte polizze permettono di sospendere l’assicurazione, ma il bollo resta comunque dovuto, perché è una tassa sul possesso e non sull’uso. Tieni invece aperto un conto italiano con home banking e porta almeno due carte, come ti spiego nella guida alle migliori carte per viaggiare.

Documenti

Controlla la scadenza del passaporto e rinnovalo prima di partire se scade nei prossimi mesi: molti paesi chiedono almeno sei mesi di validità residua. Se pensi di guidare all’estero, valuta la patente internazionale, e salva una copia digitale di tutti i documenti nel cloud. Infine, registra i tuoi spostamenti su Dove Siamo nel Mondo, così in caso di emergenza la Farnesina saprà dove trovarti.

Famiglia, amici e relazioni a distanza

Non sapere cosa ti aspetta quando lasci tutto fa paura, ma spesso a bloccare le persone è soprattutto il giudizio di amici e parenti. Anch’io mi sono trovato spesso a giustificare i miei cambi di rotta con chi mi sta accanto. Ci saranno sempre persone contrarie alle scelte meno comuni, ma negli anni ho imparato che non è giusto limitarsi solo per evitare il giudizio della gente.

Detto questo, le persone che ti vogliono bene si preoccupano, ed è normale. Coinvolgile: racconta il tuo progetto con i numeri, spiega dove andrai e come farai, prometti di farti sentire e mantieni la promessa. Una videochiamata fissa ogni settimana vale più di mille rassicurazioni prima di partire.

Se hai una relazione, la conversazione va fatta prima di qualsiasi decisione, non dopo. E metti in conto che lontano da casa ci saranno momenti di solitudine: costruisci una rete anche dove arrivi, frequentando community di viaggiatori, coworking ed eventi locali.

Come dirlo ai tuoi

Non annunciarlo come una decisione presa d’impulso. Presenta un piano concreto: quanti soldi hai, quanto starai via, cosa farai per lavorare e cosa succede se le cose non vanno come previsto. Un progetto chiaro spaventa molto meno di un “parto e vediamo come va”.

Prova prima di saltare: il periodo di test

Prima di lasciare il lavoro, fai una prova. Usa le ferie per un viaggio di tre o quattro settimane, meglio se da solo e con un budget simile a quello che avrai quando partirai davvero. Se non hai mai viaggiato senza compagnia, inizia dalla mia guida su come viaggiare da soli: è il test più semplice per capire come ti trovi lontano da casa.

Se il tuo lavoro lo permette, prova anche a lavorare da remoto da un altro paese per qualche settimana. Capirai se riesci a conciliare lavoro e viaggio, come gestisci i fusi orari e se la vita da nomade ti piace anche quando non sei in vacanza.

Il test del mese fuori casa

Un mese all’estero vissuto come un residente, con un budget fisso, la spesa al supermercato e qualche giornata di lavoro, ti dice molto più di cento articoli. Se alla fine del mese di prova hai voglia di restare, sei pronto per il passo successivo.

Mollare tutto e andare via: viaggiare o trasferirsi all’estero?

Mollare tutto può voler dire due cose molto diverse: viaggiare a lungo, spostandoti da un posto all’altro, oppure trasferirti in un altro paese e costruire lì una nuova vita. Anche una via di mezzo è possibile, con soste di qualche mese in posti diversi.

Viaggiare a lungo: la vita da nomade

Viaggiare per mesi è un’esperienza che ti cambia, ma è diverso da una vacanza: dopo un po’ sentirai il bisogno di rallentare, fermarti qualche settimana nello stesso posto e ritrovare una routine. È normale, e ti fa anche risparmiare, perché gli affitti mensili costano molto meno di quelli turistici.

Per la vita da nomade il bagaglio conta: io viaggio con solo bagaglio a mano dal 2013, e uno zaino da viaggio leggero ti rende molto più libero. Trovi i miei trucchi nei consigli per viaggiare leggeri, mentre per restare connesso ovunque ti basta una delle migliori eSIM per viaggiare.

Trasferirsi in un altro paese europeo

Come cittadino europeo hai un grande vantaggio: puoi vivere, lavorare e cercare lavoro in qualsiasi paese dell’Unione senza visto. Per soggiorni oltre i tre mesi alcuni paesi ti chiedono di registrarti come residente, e dopo cinque anni di soggiorno legale ottieni il diritto di soggiorno permanente. Trovi le regole sul portale Your Europe dell’Unione europea.

Portogallo e Spagna sono tra le mete più amate da chi lavora da remoto, grazie al clima, a molte città con un costo della vita più basso delle grandi capitali e alle community di expat. Prima di scegliere, passa almeno un mese sul posto: vivere a Lisbona è molto diverso dal visitarla per un weekend. In Europa la scelta è più facile, perché puoi sempre tornare in poche ore.

Trasferirsi fuori dall’Europa

Fuori dall’UE il primo problema è il visto: con quello turistico di solito puoi restare qualche settimana o qualche mese, ma non lavorare. Oltre al Working Holiday, sempre più paesi offrono visti per nomadi digitali, pensati per chi lavora da remoto per clienti o aziende straniere.

Il Sud-est asiatico resta una delle mete più amate per le soste lunghe: oltre alla Thailandia, guarda il Vietnam, ricordandoti di controllare le regole sul visto. In America Latina, Messico e Colombia hanno grandi community di viaggiatori e nomadi digitali. Qualunque sia la meta, verifica sempre i requisiti sul sito dell’ambasciata del paese.

Si può sempre tornare indietro (e ricominciare)

Se dopo qualche mese o qualche anno ti accorgi che vuoi tornare a casa, puoi farlo, e non devi vergognarti. Amici e parenti saranno pronti ad accoglierti a braccia aperte. Almeno potrai dire di aver seguito il tuo sogno e di aver superato la paura, cosa che molti non fanno mai: già questo è un obiettivo importante.

Tornare non significa ripartire da zero. Le lingue che hai imparato, la capacità di adattarti e di risolvere problemi da solo sono competenze che valgono anche nel mondo del lavoro: raccontale nel tuo curriculum. Se eri iscritto all’AIRE, ricordati di comunicare il rientro al tuo Comune e di iscriverti di nuovo al Servizio sanitario nazionale.

Lo shock culturale al contrario

Molti viaggiatori raccontano che il rientro è più difficile della partenza: casa sembra uguale, ma tu sei cambiato. Si chiama shock culturale inverso, è normale e passa. Darti qualche settimana per riabituarti, senza pretendere di riprendere subito la vita di prima, aiuta molto.

Checklist: cosa fare prima di mollare tutto e partire

Per non dimenticare niente, ecco una tabella di marcia da adattare alla tua situazione.

12 mesi prima

  • definisci l’obiettivo: viaggiare, trasferirti o fare una pausa;
  • calcola il budget e i mesi di autonomia, e inizia a risparmiare ogni mese;
  • valuta aspettativa, smart working o un lavoro da remoto;
  • fai un viaggio di prova, meglio se da solo.

6 mesi prima

  • controlla il preavviso per le dimissioni e per la disdetta dell’affitto;
  • decidi cosa fare con auto e casa, e inizia a vendere quello che non ti serve;
  • rinnova il passaporto se necessario e informati su visti e Working Holiday;
  • chiedi a un commercialista come gestire residenza e tasse;
  • parla del progetto con famiglia, amici e partner.

L’ultimo mese

  • presenta le dimissioni nei tempi del preavviso;
  • stipula l’assicurazione sanitaria per lunghi periodi;
  • disdici utenze e abbonamenti e organizza la posta;
  • prepara carte, eSIM e copie digitali dei documenti;
  • registra il viaggio su Dove Siamo nel Mondo;
  • metti da parte il fondo per il ritorno e non toccarlo.

Il primo passo è il più difficile

Mollare tutto spaventa, ed è giusto così: stai cambiando la tua vita, non prenotando un weekend al mare. Ma quando trasformi la paura in un piano, con un budget, una data e un’alternativa in caso di problemi, ti accorgi che la decisione è molto meno folle di quanto sembrava. Io nel 2009 ho seguito il mio istinto, e ancora oggi sono convinto che fosse la strada giusta.

Gianluca Orlandi

57 paesi visitati · In viaggio dal 2013

Nomade digitale e travel writer, viaggio con solo bagaglio a mano dal 2013 e cerco di farlo sempre spendendo il meno possibile. Su questo blog di viaggi condivido consigli, trucchi, guide sulle principali compagnie aeree e articoli sulle città e Paesi che ho visitato personalmente. Se questo articolo ti è stato utile puoi seguire le mie avventure in giro per il mondo su Facebook e Instagram.

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